I MISTERI DELLA “VITA ARTIFICIALE”

19

L’uomo, in qualità di individuo di specie unica nel suo genere, ha sempre nutrito una innata particolarissima predisposizione alla ricerca della verità e con essa una talentuosa e spiccata vocazione su tutto ciò che possa, in qualche maniera, migliorargli la vita.
Non è dato sapere con assoluta certezza quando, come e chi ebbe la prima idea creativa per ciò che riguarda la realizzazione di qualcosa, fatto sta che se siamo giunti sino ad oggi qualcosa di molto grande è stato compiuto, nel corso dei secoli, dalla scienza e dalle sue fantastiche evoluzioni inventive.
E’ possibile dunque creare qualcosa che in natura non esiste o magari non è stato progettato per esserci?
Certo, a domande complesse le risposte si incalzano sempre, a ragion veduta, a molto più di una.
Il primo a coniare il termine di “Alife” o “Vita Artificiale” , nel lontano 1987, presso il Laboratorio Nazionale di Los Alamos, fu il brillante informatico “Christopher Langton”.
Lo fece in concomitanza di un convegno molto seguito da luminari di ogni dove che ragionava, tra gli innumerevoli temi all’ordine del giorno, della così detta “Sintesi e Simulazione dei Sistemi Viventi”.
L’analisi sulle possibili esistenze da laboratorio si presenta come un fondamentale “Trade Union” tra differenti categorie di materie scolastiche tra cui: filosofia, biologia,linguistica, informatica, fisica, psicologia, matematica e sociologia.
Gli scienziati che nel mondo si dedicano quasi quotidianamente a questo misterioso tema si distinguono in due generi ben precisi.
I fautori della “Vita Artificiale Forte” e i paladini della “Vita Artificiale Debole”.
Nel primo caso si sostiene che la vita, in quanto tale, sia un processo che può essere astratto da ogni mezzo particolare. Nel secondo caso invece si afferma che non sia possibile concepire un processo vitale al di fuori di una soluzione chimica basata sul “Carbonio” e cercano, per quanto possibile, di emulare i meccanismi vitali alla base dei singoli fenomeni da riprodurre.
Un equipè di ricercatori scientifici di livello internazionale, oltre una ventina che collaborarono al progetto, ha dato vita al primo batterio controllato da un vero e proprio “Genoma Sintetico”.
Cosa vuol dire? Vuol dire che per circa quindici anni di duro lavoro il “Dottor Craig Venter” ha investito tempo e conoscenze per dar vita, praticamente da zero, ad una formula ben calibrata di “Artificial Life”: il Mycoplasma mycoides JCVI-syn1.0.
Dando origine, dopo errori e contrattempi di ogni genere, ad un vero e proprio “Genoma Madre”, non solo biocompatibile con l’organismo cliente ma che potesse, in qualche maniera, fondersi letteralmente con il patrimonio cromosomico della materia ospite.
Dopo vari tentativi inizialmente non riusciti durati settimane, mesi ed anni, ecco che qualcosa iniziò lentamente a girare nella maniera appropriata: venne infatti impiantato, con successo, all’interno di un batterio al quale era stato asportato il suo naturale “DNA”.
Lo scienziato afferma molto cordialmente: «È la prima cellula sintetica fabbricata dall’uomo e la chiamiamo “Sintetica” perché è derivata interamente da un cromosoma sintetico, costruito con 4 bottiglie di 4 diverse sostanze chimiche, le basi della vita, e un sintetizzatore chimico, il tutto manovrato da un computer che detta le istruzioni della sequenza ».
Ed ancora: «Queste apparecchiature oggi sono diventate potentissime e ci consentiranno in futuro di progettare quello che vogliamo. Abbiamo già in mente un lungo elenco di applicazioni».

Il settore accademico va in visibilio, un tripudio di bandiere in festa saluta calorosamente questa notizia che viene timbrata a caratteri cubitali all’interno di una delle maggiori riviste di settore: “Science”.
Giornali ed almanacchi tecnici dedicano sezioni precise al caso, stabilendo che il campo della ricerca sulla “Vita Artificiale” è caratterizzato oggi più che mai dall’utilizzo veramente estensivo di tutta una serie di validi supporti tra cui simulazioni al computer, calcoli algoritmici infinitesimali, scie e formicai di modelli statistici su programmazioni genetiche e automi cellulari!!!
Siamo dunque giunti ad una “Nuova Genesi” per il futuro del genere umano? E ammettendo di si quali saranno le future implicazioni pratiche sulla vita degli individui per risolvere magari problemi o incrementare, sensibilmente, gli eventuali vantaggi? Il sogno è solo all’inizio!!!

Precedente FINE DI UNA LOVE STORY Successivo EDITOR DREAMS PROJECT: "Che Cozze"